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Roselli, Eros
Uscire dal ghetto? Riflessioni sulla riforma dei Conservatori di musica a 15 anni dall'approvazione della legge 508


Prezzo: € 14.00




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Dettagli prodotto

Editore: Armando

Contiene:
capitolo primo: Il vecchio ordinamento
1.1. Preparazione culturale e preparazione professionale
1.2. La cornice normativa
1.3. L'offerta formativa
1.4. Peculiarità della formazione musicale e autoreferenzialità
capitolo secondo: Il nuovo ordinamento
2.1. La legge 508/1999
2.2. La normativa derivata
2.2.1. Il D.P.R 28 febbraio 2003 n. 132
2.2.2. Il D.P.R. 8 luglio 2005 n. 212
2.3. Il Processo di Bologna e il quadro di riferimento europeo
2.4. Il confronto con l'impianto normativo universitario
2.5. La nuova offerta formativa
2.6. Il nuovo profilo istituzionale: il problema dei corsi preaccademici
capitolo terzo: Le criticità del sistema
3.1. L'inadeguatezza dei comportamenti in ambito istituzionale
3.2. Le difficoltà nell'aggiornamento dell'offerta formativa
3.3. I limiti dell'impianto normativo
3.4. Le inadempienze
Conclusioni

Descrizione

Il testo analizza le trasformazioni prodotte nel sistema della formazione musicale con la riforma del 1999. Il Conservatorio di musica costituisce l'oggetto prioritario di attenzione, tuttavia, a causa delle inevitabili conseguenze intervenute su tutti i segmenti in cui si articola il percorso formativo, non mancano riferimenti al ruolo e alla fisionomia delle Scuole medie ad indirizzo musicale e ai Licei musicali di recente istituzione.
Nel confronto fra vecchio e nuovo ordinamento, l'analisi offre lo spunto per occuparsi dell'immagine che pare essersi formata, nell'opinione comune, del profilo del musicista, in particolare del docente di discipline musicali. Un profilo, dai tratti culturali ed anche antropologici piuttosto definiti, prodotto in fondo da un sistema di relazioni istituzionali, professionali e personali che il Conservatorio di musica ha alimentato e consolidato per quasi un secolo.
Si parte con uno sguardo documentato sul dibattito sviluppatosi attorno all'identità del Conservatorio dall'inizio del '900 fino all'emanazione del Regio Decreto del 1930, il riferimento normativo centrale che ha regolamentato la vita di tale istituzione fino al XXI secolo. Si delineano i caratteri tipici di tale sistema formativo: autoreferenzialità del ciclo unico degli studi, formazione ad indirizzo tecnico-professionale, centralità del maestro della disciplina principale, irriducibilità del profilo istituzionale rispetto alla mappa complessiva della formazione scolastica... A ciò si unisce un quadro abbastanza completo sui contenuti di detto decreto.
Il secondo capitolo si occupa di riassumere ed illustrare l'ampia normativa che disciplina il nuovo ordinamento, con un approfondimento, oltre che della legge 508, dei decreti attuativi che da essa traggono origine. In questa sezione si analizzano anche i contenuti del Processo di Bologna che ha ispirato la legge di riforma inquadrandola in un panorama di respiro internazionale.
Il terzo capitolo esamina le numerose criticità che emergono dal passaggio al nuovo ordinamento, con riferimento anche a quelle che sono frutto di inadeguatezza di carattere comportamentale o culturale per chi è stato abituato per decenni a vivere e a formarsi in un contesto assai peculiare ed esclusivo. Oltre a ciò si mettono in luce le inadempienze della classe politica che, dopo quindici anni dall'approvazione della legge di riforma, impediscono al nuovo ordinamento di svilupparsi in modo proprio, coerente ed efficace.
Le conclusioni ritornano sull'immagine della figura del musicista evocata all'inizio e cercano di delineare interpretazioni di carattere sociologico. La domanda contenuta nel titolo può essere così esplicitata: grazie ad un'adeguata messa ad ordinamento della riforma riusciremo ad uscire da quel ghetto più o meno dorato entro cui il professionista di musica ha vissuto, per così tanto tempo, la propria formazione? Può fornirci la riforma strumenti utili a rivendicare con orgoglio ed autorevolezza un ruolo più significativo di quello che ci viene ordinariamente riconosciuto nella vita civile e culturale del nostro Paese?
La prefazione è affidata al presidente della Conferenza nazionale dei Conservatori di musica, M° Paolo Troncon.

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